La buatta napoletana


Il termine “buatta”  è usato in dialetto napoletano con il significato di “barattolo” e deriva dal francese “boîte”.

Storicamente la presenza dei francesi a Napoli ha lasciato numerose influenze linguistiche , che ritroviamo soprattutto in campo gastronomico , ne sono un esempio :

  • bignè
  • briosce
  • crocchè
  • filoscio
  • franfellicche (da fanfreluches),
  • gattò
  • genovese (che non ha nessun legame con la città di Genova: la derivazione è da genevoise= ginevrina perché a Ginevra era tipica la cottura della carne con le cipolle),
  • pummarola ( da pomme d’amour)

Tornando alla nostra BUATTA, vale la pena di ricordare la commedia di Eduardo “uomo e galantuomo” che ha portato in tutto il mondo la buatta napoletana. Gennaro De Sia (interpretato da Eduardo) è il capocomico di una compagnia di artisti squattrinati che approfitta dell’ospitalità dell’impresario Alberto De Stefano nel suo albergo.

Tra i vari equivoci e  le situazioni comiche spicca proprio tormentone ricorrente, anche totalmente slegato dal contesto del momento, della “buatta”, il recipiente utilizzato dagli attori della compagnia per cuocere i loro pasti nascosti nelle camere dell’albergo che li ospita nonché la straordinaria scena della prova dello spettacolo con il suo “’nzerra chella porta”.

 Da non perdere neanche la famosissima scena della “nzogna”.