Leggende napoletane : i maccheroni di Chico il mago alla corte di Federico II


Nell’antichissimo Vico dei Cortellari nel quartiere Pendino a Napoli, si racconta abitasse un mago , un personaggio misterioso giunto in città e proveniente da chissà quale paese lontano. Nessuno conosceva la sua vera storia; burbero, con una lunga barba,  tutti lo temevano e lo evitavano.

Alcuni abitanti del quartiere dicevano che Chico in realtà era un nobile caduto in miseria : dopo aver  trascorso la sua giovinezza  in giro per il mondo, scialacquando le ricchezze di famiglia tra belle donne e giochi di carte, si sarebbe trasferito a Napoli in totale povertà, per vivere in

pace la sua vecchiaia.

Fatto sta, che tutti lo evitavano : dalla sua casa si sentivano provenire sempre strani odori e strani rumori , come se fosse sempre occupato nella preparazione di intrugli e pozioni magiche. La luce della sua stanza era sempre accesa ed alcuni lo avevano visto  curvo su dei pentoloni ad armeggiare con vecchie pergamene.

Una sua vicina di casa ,  Jovannella de Canzio , non seppe resistere alla curiosità e iniziò a spiare la  piccola stanza in cui abitava il vecchio.  Scoprì che Chico non preparava intrugli magici ma cucinava:   prendeva un miscuglio di acqua e polvere ricavata dal grano, lo lavorava, ne faceva una sfoglia sottile che poi trasformava in piccoli cilindri e  bolliva in un grosso recipiente, accompagnato da carne e da alcuni ortaggi che in città erano utilizzati dai saltimbanchi, per il gioco delle bocce: i pomodori

Scoperto il segreto, Jovannella preparò la stessa cosa e la portò al re Federico II che restò estasiato da questo piatto e premiò la donna, riconoscendole il merito di aver inventato il  piatto più delizioso di tutta Napoli. Quando il re le chiese come avesse avuto questa idea geniale, rispose semplicemente : 

“MAESTÀ, UN ANGELO MI È APPARSO IN SOGNO E ME NE HA SVELATO IL SEGRETO PER PREPARARLI”

Jovannella così divenne ricca e famosa e nel frattempo Chico, scoperto il furto della ricetta, bruciò le pergamene, lasciò  la città e non se ne seppe più nulla. 

Oggi a vico Cortellari, si racconta che nelle notti di sabato, nella stanzetta al quarto piano dove abitava Chico, il mago taglia ancora i suoi maccheroni, Giovannella prepara il ragù e il diavolo con una mano gratta il formaggio e con l’altra attizza il fuoco sotto la caldaia.